PETIZIONE POPOLARE (ex Art. 50 della Costituzione) al parlamento italiano

NON ARMI MA PANE PER UN’ITALIA CHE RIPUDIA LA GUERRA

La presente Petizione Popolare, redatta ai sensi dell’art. 50 della Costituzione, intende richiamare l’attenzione delle Camere su un nesso drammaticamente attuale: la crisi economica e la corsa al riarmo si alimentano a vicenda, mentre i diritti sociali vengono sacrificati. Per questo chiediamo un cambio di rotta immediato e verificabile.

NOI, CITTADINI SOTTOSCRITTORI DELLA PRESENTE PETIZIONE,

CONSIDERATO CHE

  • tutti i report dei principali centri studio economici italiani e internazionali (Banca d’Italia, Rapporto di Previsione di primavera 2026 del Centro Studi Confindustria, IMF-World Economic Outlook) 1 , delineano un quadro preoccupante per l’economia europea e del nostro Paese, a causa del forte aumento del prezzo di petrolio e gas, innescato dalla guerra di USA e Israele contro l’Iran: si prospetta un pesante taglio alla spesa sociale, mentre i salari reali saranno falcidiati da un’inflazione crescente, con un peggioramento complessivo della vita dei cittadini e impoverimento della società;
  • la guerra (dal Medio Oriente all’Ucraina, dall’America Latina all’Africa) è oggi tra le cause fondamentali della crisi economica;
  • l’Italia è sempre più impegnata come cobelligerante nella guerra contro la Russia e continua a supportare, nonostante alcuni distinguo, Israele nei suo attacchi genocidari contro la popolazione palestinese, nonché contro Libano, Siria, Iran;
  • l’Italia, come confermano gli atti parlamentari, aderisce pienamente al piano di riarmo della UE, mantenendo la centralità della NATO quale “pilastro fondamentale della sicurezza euro-atlantica” 2 , e indirizzandosi verso l’industria europea integrata degli armamenti e un’economia e società di guerra. La guerra, da stato d’eccezione, diventa fattore strutturale di investimento economico;
  • l’Italia, in conformità col dettato costituzionale, in particolare l’Articolo 11, dovrebbe porsi fuori da ogni guerra e proporsi come ponte di pace e cooperazione nel mondo, orientando la propria economia verso lo sviluppo sociale e non in funzione del militarismo e della guerra, né sprecare le proprie risorse nel sostegno alle guerre di altri Paesi;

    CHIEDIAMO AL PARLAMENTO DI DELIBERARE:
  • Che l’Italia receda dall’impegno con USA e NATO di portare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035, nonché dal piano ‘Rearm Europe/Readiness 2030’ di 800 mrd, e che i fondi europei di coesione siano utilizzati esclusivamente per il loro scopo e non dirottati verso investimenti militari. Oggi la spesa militare italiana si attesta intorno all’1,5% del PIL. Portarla al 5% significherebbe oltre 100 miliardi di euro all’anno sottratti a sanità, scuola, trasporti pubblici e politiche abitative.
  • Di interrompere immediatamente qualsiasi sostegno economico e militare all’Ucraina nella guerra contro la Russia. A Kiev la UE ha già dato quasi 200 mrd di euro 3 (con un esborso per l’Italia, che contribuisce alla UE per circa il 12%, di 23 mrd di euro), mentre l’Italia per suo conto ha versato al governo Zelensky oltre 3 miliardi di euro 4 , una somma enorme sottratta alla spesa sociale. L’Ucraina, d’altra parte, è divenuta – grazie ai fondi versati da Italia e UE – un Paese esportatore di armi, non solo in Europa
    (cfr. 1 https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/proiezioni-macroeconomiche/2026/Proiezioni-macroeconomiche-Italia-aprile-2026.pdf;
    https://www.confindustria.it/pubblicazioni/guerre-dazi-incertezza-a-rischio-la-crescita/;
    https://www.imf.org/en/publications/weo/issues/2026/04/14/world-economic-outlook-april-2026
    2 Cfr Commissione Difesa del 14 aprile, https://www.camera.it/leg19/1099?lAnnoMese=202604&slGiorno=14
    https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2026/04/14/leg.19.bol0661.data20260414.com04.pdf.
    3 https://www.eunews.it/2026/02/10/ucraina-da-inizio-guerra-a-fine-2025-lue-ha-concesso-aiuti-per-193-miliardi-di-euro/.
    4 https://www.ilsole24ore.com/art/portolano-ad-oggi-l-italia-ha-fornito-all-ucraina-armi-e-mezzi-oltre-tre-miliardi-AIU8HXV .

gli accordi con la Germania per 4 mrd di euro 5 , e con l’Italia 6 ) ma anche nei Paesi del Golfo e in Arabia saudita 7 , che sono supporto a USA e Israele per la guerra contro l’Iran; per cui l’Italia e la UE, pur non partecipando direttamente alla guerra contro l’Iran, ne sono indirettamente sostenitori attraverso le armi fornite da Kiev.

  • Che l’Italia si adoperi per trattative concrete su basi realistiche per la cessazione immediata della guerra contro la Russia, e si opponga al versamento da parte UE di 90 mrd di euro al governo di Kiev per la prosecuzione della guerra (solo Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca saranno esonerate dagli obblighi finanziari per questo pacchetto). Si tratta di un “prestito senza rivalsa”, in cui l’Ucraina è tenuta al rimborso solo tramite le riparazioni di guerra 8 . In questo modo la UE (e l’Italia con essa) è spinta ulteriormente nel vortice della guerra, intensificando l’escalation bellica al fine di ottenere la vittoria militare sulla Russia.
  • Che, in questa situazione di grave crisi energetica, l’Italia incentivi al massimo le energie
    rinnovabili e riprenda ad acquistare dalla Russia petrolio e gas. Che l’Italia, che si è dichiarata estranea alla guerra di Israele e USA contro l’Iran e il Libano, ne sia
    effettivamente fuori, vietando agli USA l’uso delle basi sul suo territorio, il suo spazio aereo, qualsiasi supporto logistico o di intelligence, qualsiasi mezzo navale, aereo o terrestre. E si astenga decisamente dall’invio di navi militari nello Stretto di Hormuz sotto la formula ambigua della “missione difensiva e pacifica” 9 . Una missione pacifica non si fa con le navi da guerra! E poi, da chi dovrebbe “difendersi” l’Italia nello stretto di Hormuz?
  • Che l’Italia, sulla base di una rigorosa e acclarata neutralità, apra trattative con l’Iran, quale Paese non nemico (quindi, togliendo anche qualsiasi sanzione contro di esso), per la circolazione di navi italiane nello stretto di Hormuz.
  • Che l’Italia, per non essere complice del genocidio del popolo palestinese, blocchi il flusso di armi verso Israele, nel rigoroso rispetto della legge 185/90 contro l’esportazione di armamenti.
    CHIEDIAMO DI RICONSIDERARE L’INTERA POLITICA ESTERA E COLLOCAZIONE
    DELL’ITALIA, PERCHÉ SI PONGA COME PAESE NEUTRALE, PONTE DI RELAZIONI
    PACIFICHE TRA I POPOLI.
    Chiediamo che il Parlamento, in ossequio all’art. 50 della Costituzione e ai relativi regolamenti di Camera e Senato, esamini la presente petizione in commissione competente entro sei mesi dal ricevimento, dandone pubblica comunicazione ai sottoscrittori attraverso i siti istituzionali.
    Siamo cittadini, non sudditi. La Costituzione ci chiede di ripudiare la guerra. La crisi ci impone di scegliere: o armi o pane. Noi abbiamo scelto.

… in calce le firme di tutti i sostenitori tra cui anche il Coordinamento No Rearm EU della Valdera

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